Archive for Dicembre, 2006

Regali di Natale

Domenica, Dicembre 24th, 2006

Avete dimenticato il regalo per la vostra ragazza, o avete semplicemente scoperto che le fa cagare?
Volete fare un regalo alternativo?
Stufi dei soliti pacchi?

Bhe questo video fa per voi…


Natale a Betlemme

Domenica, Dicembre 24th, 2006

“Il Natale senza più gioia dei cristiani a Betlemme”
di Fiamma Nirenstein

“La piazza della Mangiatoia di Betlemme, quieta nel freddo della vigilia di Natale a sera, non è invasa dai turisti, non è travolta da un afflato mistico; da 90mila pellegrini al mese nel 2000, l’anno scorso ne vennero solo 2500, e quest’anno la cittadina se ne sta accucciata, come una persona ferita, concentrata su stessa, chiusa al suo ingresso principale dal massiccio recinto di difesa degli israeliani, e dentro tormentata da un destino che si fa sempre più difficile soprattutto per i cristiani, che un tempo erano i padroni della cittadina e oggi non lo sono più.

Betlemme alla memoria della nascita del Cristo, dovrebbe secondo una logica normale,gioire, festeggiare, ma ha visto tanti di quelli eventi seguiti da traumi e delusioni, e oggi è in una delle sue peggiori avventure, quella del dopo la vittoria di Hamas. La cittadina ha vissuto il Natale in cui proponendosi come un nuovo Messia, Arafat scese dal cielo sul suo elicottero, fra la folla festante, di ritorno dall’esilio; e tutti sperarono in una nuova era e venne la Seconda Intifada; quello dell’eccitazione della ricostruzione legata all’avvento del Terzo Millennio, che con la pace avrebbe dovuto portare benessere alla gente della patria di Gesù; Betlemme ha vissuto invece i giorni dei Tanzim asserragliati dentro la Chiesa della natività, le ronde e i carri armati; quelli degli spari da Beit Jalla delle Brigate di Al Aqsa nelle case del quartiere Gerusalemitano di Gilo;quelli della visita di Giovanni Paolo II quando la Moschea all’improvviso durante il discorso del Papa intonò a gran voce dal minareto le sue preghiere.

Non era un episodio sporadico. I cristiani del posto sono diminuiti verticalmente: dall’85 per cento nel 1948 nel 2006 sono calati al 12 per cento. Da sempre la chiamata del muezzin dalla Grande Moschea in Piazza si è scontrata con il suono delle campane; ma nel corso degli anni sempre di più la battaglia si è fatta largo dalle parole ai fatti. Non mancano le accuse agli israeliani che hanno si fatto serrato la città con la barriera che blocca l’entrata della città da Gerusalemme (che dalle altre parti tuttavia è aperta), i lavoratori abituati ad andare a Gerusalemme, le famiglie che ai posti di blocco specie in questi giorni in cui Israele ha promesso facilitazioni per tutti, trovano invece i soliti problemi a entrare e a uscire; ma Betlemme ha comunque ha dato il 40 per cento dei terroristi suicidi all’Intifada delle Moschee, seconda solo a Jenin, ha sempre avuto fra i suoi cittadini forti capi di Hamas e anche della Jihad Islamica, e una dura e numerosa postazione di Tanzim che occupò la Chiesa della Natività e che ingaggiò la guerra con morti e feriti di Beit Jalla, conducendola dalle finestre delle case dei cristiani contro la loro volontà.

Del problema di Israele tutti quanti ti parlano liberamente, ognuno si lamenta dei blocchi e le limitazioni. Ma solo a mezza voce i cristiani ti rivelano quella che è tuttavia la verità più recente e eclatante: essi lasciano la città di Gesù a un ritmo tale che presto forse la mangiatoia dove è nato, resterà in compagnia dei Francescani e dei Padri Greci Ortodossi che hanno cura della Chiesa, e poco più.

La forza sempre più dilagante del fondamentalismo islamico all’interno dei movimenti Palestinesi pone un grande problema per tutti i cristiani, le cui famiglie sono ormai sottoposte a espropriazioni di terre e di beni sotto varie forme, incluse quelle delle minacce che costringono a spostarsi e a vendere negozi e affari avviati da decine, a volte centinaia di anni; i cristiani sono anche tormentati dai fastidi alle loro donne, un tempo liete di mostrare la loro emancipazione sociale e nel mondo del lavoro anche sfoggiando un normale abbigliamento occidentale; i blue jeans, la gonna e i tacchi, sono costume comune. A volte i fastidi sono arrivati volte a vere aggressioni sessuali.

La questione non riguarda solo Betlemme, ma tutto l’West Bank e Gaza: dice Justus Weiner, uno studioso del Jerusalem Center for Public Affair che con infinita pazienza è riuscito a raccogliere le confidenze di centinaia di cristiani, tutte sistemate in classificatori e trascritte a mano, che dal 20 per cento di Cristiani fra i palestinesi dopo la guerra, il numero si è ridotto a l’1,7 per cento. Solo fra gli arabi che vivono dentro i confini di Israele la popolazione cristiana è aumentata, anche se molti si lamentano di una disparità di condizioni, da 34mila nel 1948 a 130mila nel 2005.

A Betlemme il senso dell’assedio islamico è appena nascosto sotto la festività natalizie: in un albergo di lusso dove pure l’albero di Natale orna la hall dell’Hotel, nelle camere viene indicata la direzione della Mecca; alcuni i negozi che vendono bambinelli e presepi di legno nella piazza hanno le saracinesche dipinte di verde Islam. Fra i tanti episodi che raccogliamo in giro, dal Daily Mail leggiamo che Geoge Rabie, 22 anni, guidatore di taxi del sobborgo cristiano di Beit Jalla, fiero di essere cristiano, si è trovato circondato e maltrattato da una piccola gang di estremisti islamici provenienti da Hevron che avevano visto che George teneva un crocifisso appeso sullo specchietto. “E’ un tipo di razzismo che speriementiamo giorno giorno in molte circostanze” dice “poichè siamo una minoranza siamo un obiettivo facile”.

Jeriez Moussa Amaro, 27 anni, artigiano dell’alluminio, cinque anni fa ha avuto le sue due sorelle Rada di 24 anni e Dunya di 18, trucidate da un gruppo che, poichè la due ragazze conducevano una vita in stle occidentale, rivendicando il doppio omicidio proclamarono: “vogliamo ripulire la Palestina dalle prostitute”.

Le donne cristiane, oggetto di disprezzo, sono spesso anche costrette a sposare dei mussulmani e naturalmente a convertirsi. Le chiese sono state a volte razziate, talora date alle fiamme, i preti che non mantengono il silenzio minacciati.

Quasi tutti i cristiani con cui si parla, compreso George o i padroni degli alberghi cristiani, vogliono vendere le loro proprietà e trovare in qualche modo la strada di uscita dall’incubo. Nei passati sei anni, queste sono le cifre che riuscianmo a trovare, si dice che siano stati chiusi 50 ristoranti, 28 hotel, e 240 negozi di souvenir. Amir Qumsieh, il general manager della stazione telvisiva di betlemme Al mahed-Nativity dice sconsolato: “Ci stiamo sciogliendo, mi sto trasferendo negli USA, un cristiano non ha futuro qui”.

Quelli più minacciati di tutti, dice il dottor Weiner, sono i mussulmani che si convertono al cristianesimo: essi soffrono qualsiasi tipo di persecuzioni da parte dei loro excorreligionari e sono costretti a nascondersi e a emigrare. “Molti rappresentanti di Hamas hanno dichiarato prima delle elezioni che se avessero vinto i cristiani avrebbero dovuto finalmente pagare la Giza, cioè la tassa che secondo la tradzione islamica i dhimmi, ovvero i non mussulmani, devono contribuire al potere islamico se vivono sul suo territorio”dice Weiner. Si parla anche di conversioni forzate all’Islam.

La situazione è molto peggiorata sia dopo la vignetta incriminata su Maometto, dopo la quale le esplosioni islamiste si manifestarono anche nei territori palestinesi, sia,e soprattutto, dopo il recente discorso del Papa sulla cultura islamica. Monsignor Sabbah, il patriarca latino di Gerusalemme ha detto mercoledì nel suo consueto indirizzo di Natale che Betlemme è diventata “città di conflitto e morte” come risultato della continua violenza e intabilità nella regione e a causa delle misure antiterroriste di Israele. “Quest’anno torna di nuovo il Natale ha luogo nelle stesse circostanze di morte e frustrazione con il muro e i checkpoint sul terreno e nei nostri cuori”. Sabbah, che non ha mancato occasione per accusare gli israeliani di ogni e qualsiasi male della comunità cristiana, forse dovrebbe finalmente, dopo tanti cambiamenti sul terreno, a intonare un nuovo motivo.”

AIDS: il solito complotto

Giovedì, Dicembre 21st, 2006

Come sempre le cose non sono quello ceh sembrano, l’AIDS in realtà è stata inventata dagli americani per eliminare gay, neri e arabi.

Magari un giorno qualcuno farà un film d’inchiesta sulle teorie qua sotto e chissà, magari lo troveremo pubblicizzato su questo sito…

Dal Corriere della Sera del 20 dic 2006, di Guido Olimpo
“La Stasi, Gheddafi, Mbeki: tutti gli alfieri della teoria del complotto”

Il colonnello Gheddafi, il regista Spike Lee, il presidente sudafricano Mbeki, la Stasi della Germania Est, il giornale siriano Al Thawra,
alcuni imam integralisti, un paio di sheikh egiziani, studiosi americani a volontà. Cosa hanno in comune? Credono o hanno creduto che l’Aids sia stato prodotto in laboratorio da un’intelligence nemica. Chi l’ha messo a punto? Gli stessi danno risposte diverse: dalla Cia al Mossad, da un centro americano alle società farmaceutiche occidentali. Con quale obiettivo? Per uccidere «neri e ispanici», per «distruggere la società araba o contagiare l’intera Africa». Uno scenario che — guarda caso — si applica anche all’attentato dell’11 settembre. Gli scettici sulla responsabilità di Osama Bin Laden sono tanti come sono tanti quelli che indicano i soliti colpevoli. Lo zio Sam, la Cia, il complesso industriale economico, il Mossad, gli ebrei, Wall Street, l’asse saudita- americano… Il giallo delle infermiere bulgare in Libia non poteva sfuggire alla Grande Cospirazione, anche perché a Tripoli come al Cairo il terreno è fertile, già seminato da una propaganda perniciosa condotta in modo meticoloso da chi ci crede veramente e chi lo fa per ragioni di interesse. È lo stesso colonnello Gheddafi a fornire la sua ricostruzione davanti alla tv nazionale: «Loro (le infermiere bulgare,
ndr) hanno confessato: “È venuto un tipo chiamato John o qualcosa di simile. Ci ha detto di iniettare una sostanza ai bambini, ci ha pagato e se ne è andato”. Quale intelligence lo ha mandato non lo sappiamo».
Ma lo sanno nelle strade d’Egitto e non da oggi. Già a metà degli anni ‘90 estremisti radicali e giornali di palazzo, che di solito si guardano in cagnesco, erano d’accordo sull’individuare gli untori dell’Aids negli israeliani. Una variazione di un’altra teoria sostenuta da quotidiani autorevoli: «I turisti ebrei portano gomme americane imbevute di afrodisiaco e poi le regalano alle ragazze palestinesi. Così la società si corrompe, dilaga la promiscuità, ci indeboliamo senza accorgercene». Viene da ridere, ma in tanti se la bevono. Sono sequestrati interi carichi di dolciumi e sottoposti ad esami, i bagnini di Sharm El Sheikh ripetono la favola agli ospiti stranieri.
Un primo verdetto sembra dare ragione a chi grida all’intrigo, successivi test indipendenti assolvono le gomme americane. Questo veniva detto nel 1994. Oltre dieci anni dopo la musica non è cambiata. Durante l’intifada nei villaggi palestinesi si ascoltano storie di avvelenamenti, pozioni, malanni oscuri e cibo contaminato. Il quotidiano ufficiale siriano
Al Thawra scrive alla fine di gennaio: Israele ha creato l’aviaria per colpire in Asia e creato l’Aids come bomba razzista. Gli fa eco il prestigioso
Al Ahram. «Con la scusa di immunizzare le popolazioni africane, il Mossad fornisce a delle infermiere il virus…».
C’è sicuramente la mano di un altro servizio segreto dietro la teoria della cospirazione. È il vento dell’Est a portarla. Una volta caduto il Muro, dagli archivi della Stasi, la polizia politica della Germania Orientale, salta fuori che la bugia sull’Aids sarebbe nata a tavolino nel 1986. È l’allora responsabile della Sanità del Partito, Karl Seidel, che inoltra un rapporto riservato: «Ci sono molti elementi per sostenere che esso sia un prodotto realizzato nei laboratori di Fort Detrick, Stati Uniti». Per sperimentare «l’arma» — sostengono gli 007 tedeschi (dell’Est) — vengono infettati dei detenuti, molti dei quali omosessuali, e poi liberati. Seidel esorta a far circolare la storia nel Terzo Mondo, così da compromettere l’immagine degli Usa. Il Politburo tentenna, ma la frottola cammina con le sue gambe e «attacca». Sarà poi il transfuga Vasili Mitrokhin, l’autore delle clamorose rivelazioni sul Kgb, a smascherare la manovra di contro-informazione. E toccherà a Mikhail Gorbaciov chiedere scusa agli ex nemici statunitensi nel corso di un summit con Ronald Reagan.
Smentite e correzioni sono presto superate da nuove versioni. L’Aids — scrive l’autore Alan Cantell — è il risultato di una operazione del governo Usa che contamina «cittadini bisex o gay tra il 1978 e il 1981 a New York, Los Angeles, San Francisco, Chicago». La pensa così anche il professor Boyd Graves per il quale la malattia non è altro che «una grande mietitrice» per spazzare via «neri, gay e gruppi sociali in eccesso». Gary Glum individua l’origine nel male in un centro di ricerche a Cold Spring Harbor, New York. Vogliono usare l’Aids per controllare le minoranze. A ordirlo un fantomatico gruppo conosciuto come «gli Illuminati». Il ricercatore William Douglas sposta l’accusa dagli Stati Uniti all’Organizzazione mondiale per la sanità: lo strumento usato i vaccini distribuiti nelle aree più povere della Terra. Il legame medicine-Aids-Cia è sostenuto da un personaggio importante quale il presidente sudafricano Thabo Mbeki (ottobre 2000) che denuncia una presunta campagna nei suoi confronti mentre il celebre regista Spike Lee arriva a sposare il disegno del virus ammazza-neri. Di complotto in complotto si arriva alle morti eccellenti. Diana, la principessa dei misteri, anche lei sarebbe stata al centro di un piano per assassinarla con la malattia. E a Yasser Arafat, stroncato da un virus mai accertato con sicurezza, potrebbe essere stato colpito da una accorta mano omicida. La causa? L’Aids.

L’ultima follia di Von Trier

Domenica, Dicembre 10th, 2006



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Lars Von Trier STRAVAGANZE da autore inquieto, o nuova frontiera della settima arte? In attesa di conoscere il responso del pubblico, ecco l’ultima, eccentrica iniziativa di un regista unico come Lars Von Trier: i lookeys. Ovvero film con annesso rebus di tipo quasi enigmistico, e con premio finale di alcune migliaia di euro. Detto così - la pellicola a quiz, il mind game per cinefili - suona accattivante, e vagamente folle. Ma lui, Von Trier, le idee sembra averle chiarissime. Così come per le precedenti innovazioni partorite dalla sua mente: prima il celebre manifesto ultrarealista del Dogma95, poi il sistema Automavision, un modo per fare film senza utilizzare i cameramen. Insomma, tanta voglia di stupire, di andare oltre i canoni. Ma anche una carriera ricca di opere sicuramente interessanti, spesso premiate ai festival: da Le onde del destino (con Emily Watson) a Dogville(con Nicole Kidman), passando per Dancing in the dark (con Bjork). Tanto per citarne alcune. E adesso, in tema di innovazioni, tocca appunto ai lookeys. Illustrati dallo stesso cineasta al sito ScreenDaily.com. In primo luogo, il dove e quando: questa sorta di sfida lanciata allo spettatore troverà spazio già nella sua prossima fatica, The Boss of it all. In concreto, guardando l’opera, chi è in sala si accorgerà che sullo schermo appariranno, nel corso dello svolgimento, da cinque a sette oggetti definiti “insoliti”, “fuori contesto”. Fuori posto, insomma. Sono questi, i lookeys. “A prima vista sembrano dei piccoli errori - spiega Von Trier - invece sono un enigma che deve essere risolto, trovando un codice unico”. Una sorta di parola o concetto-chiave, che spiega quelle anomalie. E non si tratta solo di un gioco da portare avanti per il piacere di farlo, come se fosse un Sudoku. No. Perché il regista, al primo spettatore della sua Danimarca che svela il mistero, offre anche qualcosa di molto concreto: i soldi. Trentamila corone danesi, poco più di quattromila euro. Insiema alla possibilità di comparire nella sua pellicola successiva. L’incognita, a questo punto, è la seguente: il pubblico accetterà il guanto della sfida enigmistica lanciata da Von Trier? In termini di botteghino, la curiosità o la voglia di vincere potranno forse funzionare. La controindicazione, invece, è che si tratta di un sistema che sicuramente distrae chi guarda dallo svolgimento del film, dalla sua qualità cinematografica. Ma tanto il protagonista di questa iniziativa è abituato a stupire, e anche a dividere. Come nel 1995, quando, per diffondere il suo manifesto in dieci punti sul Dogma (uno stile cinematografico caratterizzato da un realismo volutamente eccessivo e senza trucchi registici), stupì i partecipanti a una conferenza parigina lanciando 500 volantini. Spettacolo o sincera convinzione, l’enigma Von Trier resta irrisolto. (10 dicembre 2006)

tratto da repubblica.it

“Pastore tedesco lasciaci in pacs”

Sabato, Dicembre 9th, 2006

ROMA - La foto del Papa con sotto la scritta “Lasciaci in pacs”. Sono i volantini lanciati al passaggio di papa Benedetto XVI per via Tomacelli da una finestra della redazione de Il Manifesto. Il pontefice era diretto a piazza di Spagna per le celebrazioni dell’Immacolata, quando sul corteo sono piovuti i fogli con stampata la prima pagina pubblicata dal quotidiano all’epoca dell’elezione di Ratzinger.

Il lancio è stato subito notato dalle forze dell’ordine che hanno individuato il piano e la finestra da dove erano stati lanciati i volantini e sono entrati nella redazione. Non riuscendo a individuare chi materialmente fosse l’autore del gesto, hanno identificato il direttore, Gabriele Polo, che si è assunto ogni responsabilità. “Sono partiti dal quinto piano ma non so da chi, non lo voglio sapere e se lo sapessi non lo direi”, ha commentato Polo.

Il gesto è stato stigmatizzato dal capogruppo alla Camera dell’Udc Luca Volontè che parla “di una vergognosa vicenda tutta della politica italiana”. Secondo Volontè “questo gesto lo dimostra ancora una volta che nell’Unione sta prevalendo l’ideologia comunista”, il parlamentare lancia poi un appello ai centristi della maggioranza: “Almeno la Margherita sussulti, se non vuol protestare”.


«CARO PRODI» di Marco Travaglio, o Travagghiu.

Sabato, Dicembre 9th, 2006

«Caro Prodi», o «Cara Unione». Non perché l’Unione ci sia cara, ma perché – parlo per me – ci è costato piuttosto caro votarla un’altra volta. Personalmente, se avessi saputo che il primo atto del nuovo parlamento in materia di giustizia sarebbe stata la nomina di Mastella a ministro della Giustizia e il secondo l’indulto di tre anni per i reati commessi fino al 2 maggio 2006 per salvare Previti, Berlusconi e Consorte, il 9 aprile non sarei andato a votare. Sarei andato a fare una rapina in banca e oggi mi godrei felicemente il bottino.

Non ho spazio a sufficienza per elencare compiutamente le ragioni del mio disgusto sui primi mesi della maggioranza che ho contribuito a eleggere. Mastella, indulto extra-large, decreto per distruggere i dossier Telecom, disegno di legge per limitare le intercettazioni e vietarne la pubblicazione, legge-brodino sull’antitrust televisiva, legge vergogna sul (anzi in favore del) conflitto d’interessi, inciucio per mandare in vigore la controriforma Castelli sull’ordinamento giudiziario, inciucio in commissione Antimafia per respingere la proposta di escludere gli inquisiti e i condannati per mafia, nessuna legge vergogna cancellata, minuetti per rinviare sine die la cacciata da Montecitorio del pregiudicato interdetto Previti, voti quasi unanimi per salvare i forzisti Simeoni e Fitto dall’arresto, calma piatta alla Rai con la conferma del cda petruccioliano e il mancato reintegro di tutti gli epurati tranne uno (Santoro, imposto dai tribunali a una dirigenza recalcitrante), viale Mazzini sempre più infestato dai partiti, melina sul verminaio del Sismi dei Pollari e dei Pompa, tutto come prima in Iraq e in Afghanistan, afasia totale sulla denuncia di Diario sui brogli del 9-10 aprile, D’Alema a braccetto con Hizbullah, Prodi che stringe la mano ad Ahmadi-Nejad, le pantomime della finanziaria più pazza del mondo e così via. (more…)

MSN–ma sono normali?

Mercoledì, Dicembre 6th, 2006

Alice scrive:
tu qnd potresti andare via qst week end?
Simone scrive:
???
Simone scrive:
dove vorresti andare ?
Alice scrive:
sai ne parlavamo domenica
Simone scrive:
ba sarà un delirio di macchine e poi è brutto
Alice scrive:
nn so si pensava bologna ma se avete in mente quialcos’altro
Simone scrive:
al massimo andiamo a Milano alla fiera dei Ubey Ubey
Alice scrive:
no zero